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Storia dello storage

ValentinaG

HPE20190619030_800_0_72_RGB.jpgSe dovessimo ripercorrere cronologicamente la nascita dello storage o del concetto di storage, dovremmo tornare indietro di duecento anni, quando le melodie dei pianoforte automatici venivano registrate su schede perforate e lasciate suonare automaticamente nei bar e saloon. Si andrebbe pero’, troppo indietro con gli anni.

Molto tempo prima che nascesse lo storage come prodotto fisico, il salvataggio e la conservazione dei dati era affidato ad un complesso sistema di schede perforate. Queste, permettevano di eseguire programmi, salvare dati e riprendere il lavoro dal punto in cui ci si era fermati nella sessione precedente. Le schede perforate sono state il primo sforzo per l'archiviazione dei dati. Nacquero per comunicare informazioni alle apparecchiature prima che i computer fossero sviluppati. I fori praticati originariamente rappresentavano una sequenza di istruzioni per pezzi di equipaggiamento, come telai tessili e pianoforti per musicisti e fungevano da interruttori on / off. Basile Bouchon sviluppò la scheda perforata come controllo per i telai meccanici già nel 1725.

Negli anni ‘40, i primi nastri cartacei perforati– estensione fisica e concettuale delle schede perforate – vennero utilizzati nel corso della Seconda guerra mondiale, quando gli Alleati utilizzarono i primi calcolatori informatici per decifrare i codici crittografici della marina e dell'aviazione tedesca. Ebbe problemi di produzione e non fu mai un successo.

Come per le schede perforate, il nastro perforato è stato originariamente introdotto dall'industria tessile. Per i computer, il punch tape può essere utilizzato per l'immissione dei dati ma anche come mezzo per l'emissione dei dati. Ogni riga sul nastro rappresentava un carattere. Nel giro di qualche anno il nastro cartaceo si trasformò in nastro magnetico. Si tratta di un nastro molto lungo di materiale plastico ricoperto di un ossido magnetico e capace di archiviare una grossa quantità di dati su una singola bobina.

Nella 1946, appare il Selectron Tube. Il Selectron aveva una capacità da 256 a 4096 bit (da 32 a 512 byte), era lungo 10 pollici e largo 3. Il dispositivo di archiviazione della memoria si dimostrò costoso e soffrì di problemi di produzione, quindi non ebbe mai successo.

Nel 1956 fece la sua comparsa il primo hard disk della storia. Era composto, esattamente come gli attuali, da dischi ricoperti da materiale magnetico, fatti girare ad una elevata velocità. A differenza del nastro, i dati potevano essere letti e scritti in qualsiasi ordine e non necessariamente in ordine sequenziale. Questo hard disk conteneva sino a 5 megabyte di dati, equivalente a circa 23 nastri magnetici.

Negli anni a venire, si susseguirono diverse invezioni come i floppy disk negli anni ’70, i CD- ROM negli ’80 e i DVD negli anni ’90, fino ad arrivare al Cloud Storage negli anni ’00, ultimo pezzo di ‘’arte tecnologica’’ contemporanea. Secondo alcuni calcoli, nel cloud risiederebbero sino a 1 exabyte di dati, più o meno come 500mila hard disk da 2 terabyte; 8 milioni 192 mila cihavette USB da 125 gigabyte; 218 milioni circa di DVD e 9 milioni di miliardi di schede perforate.

 

 

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ValentinaG

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